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RICERCA E SVILUPPO

Da più di vent’anni Labiotest investe in ricerca e innovazione per lo studio di soluzioni sul trattamento dell’aria e di tecnologie per il trattamento degli odori. E’ per questo motivo che Labiotest può vantare le migliori soluzioni per l’abbattimento degli odori, e citare tra i suoi clienti soddisfatti nomi illustri della ristorazione collettiva e fast food.

Labiotest sceglie da sempre di investire nel miglioramento e potenziamento delle strategie di controllo per l’ottimizzazione delle scelte gestionali, finalizzate alla minimizzazione dei rischi e dell’impatto sull’ambiente ed a metodologie sempre più intelligenti, nel rispetto delle normative. Gli studi qui riportati dimostrano l’elevato standard qualitativo raggiunto dalle soluzioni proposte da Labiotest ed evidenziano, inoltre, gli elevati livelli di efficacia raggiunti in termini di percentuale di abbattimento della concentrazione di odore “Cod”.

LA TECNOLOGIA DELLE BARRIERE OSMOGENICHE

Una barriera osmogenica viene realizzata liberando in aria, in continuo a ad intervalli prestabiliti, delle nebbie costituite da microscopiche goccioline d’acqua, ognuna delle quali contiene un numero significativo di micelle. Durante il tempo di volo, le microgoccioline e le micelle al loro interno, intercettano le molecole dell’odore, le bloccano saldamente, neutralizzando in tal modo le funzionalità che le rendono osmoattive. Questa azione le sottrae all’ambiente in modo rapido e inoffensivo. I requisiti perché un prodotto sia impiegabile nelle barriere è innanzitutto la innocuità e l’assenza totale di tossicità per l’uomo, per gli animali e le piante e la rapida biodegradabilità. Leggi Tutto ▼▲

L’idea della detergenza aerea ha portato pertanto alla eliminazione di quei prodotti deodorizzanti tradizionali basati o sull’effetto coprente, cioè un forte buon odore che maschera quello sgradevole, o sulla neutralizzazione, realizzata attraverso la reazione specifica tra gruppi chimici funzionali.
La detergenza aerea si affida più ad un processo di tipo chimico-fisico che propriamente chimico. Dal punto di vista chimico fisico esso non è guidato soltanto dall’equilibrio di solubilità di gas in acqua (legge di Henry), ma da un meccanismo che coinvolge potenziali termodinamici modulabili attraverso le caratteristiche del doppio strato e cinetiche veloci non più basate sulla sola diffusività molecolare.
Approfondimento BARRIERE OSMOGENICHE – da “QUADERNI DI TECNICHE E PROTEZIONE AMBIENTALE” – n.65, a cura di A. Zavatti, Pitagora Editrice – BO; i riferimenti sulle misurazioni effettuate sul campo in collaborazione con il Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Udine ed il Laboratorio di Olfattometria Dinamica LOD, Spinoff di Uniud. Leggi Tutto ▼▲

Le barriere osmogeniche sono una tecnica basata sulla detergenza aerea e funzionano utilizzando prodotti specifici diluiti in acqua. Questa metodologia ha motivo di esistere in virtù delle particolari caratteristiche chimico fisiche dei prodotti che vengono impiegati e che presentano impatto ambientale praticamente nullo e notevole economicità. Tali prodotti hanno al loro interno gruppi sufficientemente idrofobici costituiti da catene di idrocarburi piuttosto lunghe che, con le loro proprietà, sono in grado di formare grandi aggregati molecolari di vario tipo, detti micelle. “Questo meccanismo è presente in tutti i processi di detergenza in acqua ove s’impiegano i detersivi sintetici, i saponi o altre molecole di origine naturale, purché venga raggiunta una concentrazione critica micellare (CCM) al di sotto della quale le micelle non possono formarsi o non si formano con la geometria e la conformazione utile. L’azione detergente avviene, in quanto le molecole di grasso o di “sporco”, trovano uno stato energicamente più favorevole all’interno (o nel doppio strato) della micella anziché nella fase acquosa esterna. Il medesimo meccanismo può essere impiegato per effettuare quello che abbiamo chiamato “detergenza aerea”. Naturalmente in questo caso, le molecole con cui costruiamo le micelle, debbono possedere caratteristiche tali da conglobare e bloccare le molecole che generano cattivi odori, anche e soprattutto nel doppio strato. Al contrario delle molecole di grasso e di sporco nella detergenza in acqua, le molecole osmogeniche sono in genere piuttosto piccole e abbastanza polari. (…) Occorre infatti impiegare molecole appropriate, le cui micelle non creino barriere potenziali elevate al passaggio di composti polari al loro interno. Per fare ciò utilizzano forze di tipo idrofobico, interazioni a coppie ioniche a bassa energia, interazioni di tipo Van der Waals o forze di London. Tali forze intermolecolari sono molto diffuse in natura, soprattutto nei sistemi biologici. Basti pensare che gran parte delle azioni biologiche delle proteine e le loro conformazioni dipendono proprio da queste interazioni a lunga distanza

Labiotest garantisce le efficienze delle proprie soluzioni applicative attraverso indagini olfattometriche eseguite secondo la norma UNI EN 13725. I test hanno evidenziato un’efficienza compresa tra 55,5 e 79,9% in funzione alla percentuale di prodotto impiegata.

LIMITI DELLA TECNOLOGIA A CARBONI ATTIVI

Benché i carboni attivi siano storicamente identificati come “sequestratori” dei cattivi odori ad ampio spettro, nei fumi di cottura essi non sono assolutamente idonei a svolgere questa funzione. Le cause riguardano diversi fattori, ad esempio la temperatura elevata, la limitata capacità di adsorbimento per talune sostanze, l’incompatibilità per acidi grassi, olii, ammine, proteine destrutturate e particolato solido, l’impossibilità di modulazione rispetto a concentrazioni variabili e la limitata possibilità di operare nelle condizioni ottimali (ad esempio la bassa velocità di attraversamento dell’aria 0,5 m/s, tempi di residenza superiori al secondo). Tutti questi fattori fanno dei carboni attivi una soluzione sostanzialmente limitata nel tempo ed inefficace. Leggi Tutto ▼▲

Pertanto, l’installazione di filtri a carbone, siano essi a tasca rigida, a cartuccia, a cella filtrante o pannello è esclusivamente una misura di contenimento iniziale che sfrutta la capacità di ritenzione del carbone attivo nei confronti delle sostanze gassose odorifere nelle quantità e nelle condizioni operative in cui è chiamato ad operare. Inoltre, le misurazioni alla voce “perdite di carico” dei carboni attivi sono riferite allo stato iniziale (ovvero a carboni vergini). Bisogna specificare che a 80°C la resa dei carboni attivi è pari a 0.
I carboni attivi, come qualsiasi elemento di resistenza interna alle cappe ed ai canali d’aria (ad esempio deflettori, griglie, filtri antigrasso, curve, raccordi etc…), sono degli elementi oggetto di imbrattamento e occlusione che nel tempo diventano nuovi elementi di contaminazione e inquinamento olfattometrico.
La soluzione alternativa ai carboni attivi trova applicazione in Zephiro UTS, il sistema che per semplicità d’uso, invasività pressoché nulla e applicazione delle nuove tecnologie, risolve il problema delle immissioni odorigene e soddisfa tutti i seguenti punti:
– mantiene il tiraggio della cappa inalterato;
– non richiede cambi di sezione per il contenimento delle perdite di carico;
– non prevede inserimenti all’interno della cappa o lungo la canna fumaria;
– non necessita di sostituzione fisica di elementi imbrattati e soggetti a pulizia (telai, guide, pannelli).


L’olfattometria dinamica è l’unica metodologia accettata a livello internazionale per la misurazione della concentrazione di odore (European Commission – Integrated Pollution Prevention and Control, Reference Document on the General Principles of Monitoring – July 2003), ed è questa la metodologia che certifica le efficienze di abbattimento delle tecnologie Labiotest.
Grazie alle ricerche condotte in ambito olfattometrico e ambientale, la Giurisprudenza oggi riconosce le molestie olfattive come reato.

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